La valorizzazione dei prodotti legnosi provenienti da attività di manutenzione del verde pubblico: come riutilizzare il legno delle potature-intervista di Federica Alatri a Radio Roma Capitale

A partire dal 26 maggio 2019 con la legge 37 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea” sono state introdotte delle interessanti modifiche che riguardano la classificazione dei rifiuti prevista dal d.lgs. 152/2006 (“Norme in materia ambientale”, cd. Testo Unico Ambientale) che considerava i “rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” come rifiuti urbani.
In base a tali modifiche oggi gli sfalci e le potature non sono considerati rifiuti alle seguenti condizioni:
1) siano effettuati nell’ambito delle normali pratiche colturali legate alle attività agricolo-forestali, oppure derivino dalla manutenzione del verde pubblico dei Comuni;
2) non siano pericolosi;
3) siano utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione, ovvero con cessione a soggetti terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.
Laddove provengano da attività diverse da quelle indicate (si pensi, ad esempio, al giardinaggio di aree verdi private) e/o non siano rispettate le condizioni sopra-riportate, gli sfalci e le potature saranno a tutti gli effetti qualificabili come rifiuti (urbani o speciali) e, dunque, dovrà essere rispettata la normativa sui rifiuti al fine di non incorrere nelle sanzioni amministrative e penali.
Prendendo spunto da questa novità normativa, segnaliamo una interessante esperienza portata avanti dall’Associazione culturale S.A.P. Silvicultura Agrocultura Paesaggio fondata, nel 1991, da un Socio di AMUSE, Franco Paolinelli, laureato in Scienze Forestali e specializzato a Toronto in “Urban Forestry” con l’obiettivo di intraprendere delle azioni mirate alla conservazione del rapporto diretto uomo / ambiente.
Si è partiti dalla considerazione che il legname di pini, cipressi, cedri e altri alberi rimossi o tagliati per mantenere in sicurezza i giardini pubblici delle città è tantissimo (gli americani hanno stimato che nelle loro città vengano prodotti 3,8 miliardi di piedi cubici di legno utilizzabile all’anno, con cui si potrebbero produrre 275.000 case di legno).
Se riutilizzato, ossia non destinato alla discarica o al camino, può rappresentare una splendida risorsa sotto diversi profili: quello ambientale, culturale, didattico e della creatività.
Infatti, il legno è fatto del Carbonio che l’albero ha assorbito dall’atmosfera, per cui riutilizzarlo (non bruciarlo) significa evitare di rimettere in circolo la CO2, contribuendo così a contrastare l’effetto serra.
Questo legno, può alimentare una filiera corta, con la creazione di produzioni locali e quindi sollecitare l’economia locale, con lo sviluppo di imprese legate al ciclo dell’albero può rafforzare l’identità locale.
E’ stato, dunque, creato un marchio, “Legno degli Alberi di Roma” e sono state realizzate numerose iniziative di carattere didattico, corsi, seminari e laboratori di falegnameria, ad esempio, con le scuole (Istituto Parco della Vittoria, Istituto Visconti), con Associazioni ONLUS, per gli ospiti di Comunità alloggio, per i detenuti dell’Istituto Carcerario Regina Coeli.
In queste attività sono stati anche valorizzati tronchi provenienti dagli alberi di Natale di P.zza San Pietro della Santa Sede e di P.zza Del Campidoglio, P.zza Venezia e P. della Farnesina del Comune di Roma, come anche il legno di una quercia secolare di un’area gestita dall’Ente Regionale Roma Natura.
Ne sono nati oggetti di arredamento per esterni e interni, oggetti d’uso comune, giocattoli, oggetti d’arte (panche, tavoli, sedute di un teatro scolastico all’aperto, testiere di un letto, come ad esempio, una a forma di delfino,..). Il tutto è stato fatto all’insegna della semplicità (pochi attrezzi “segherie piccole e mobili”, pochi elementi, assemblaggi facili). Questa esperienza, che fino ad ora, almeno in Italia, per mancanza di conoscenze delle tecnologie di trasformazione, per difficoltà legate alla normativa e per l’assenza di un raccordo tra le filiere del verde urbano e del legno, ha fatto solo SAP, meriterebbe invece di essere diffusa.
Se ne potrebbe, infatti, sviluppare un nuovo segmento della filiera del “verde” per la produzione di oggetti, eventualmente certificati con il marchio che il parco o la foresta urbana da cui provengono avesse istituito. Documento che potrebbe anche indicare il “peso” ecologico, ed i “Crediti di Carbonio”, dando all’oggetto un grandissimo valore, sia ecologico, che culturale, che economico.
Esempio: “L’esperto certifica che l’oggetto: E’ stato realizzato a partire da materiali provenienti da un elemento arboreo della specie esotica Cupressus arizonica, biologicamente compromesso, rimosso, quindi, per esigenze di sicurezza nel parco …., in Roma, migliorando, in questo modo, le condizioni ambientali del contesto; Contiene, in base al peso, perlomeno 10 kg di Carbonio.
Finché l’oggetto sarà conservato questo Carbonio non diventerà CO2. Non contribuirà, quindi, al riscaldamento globale”.
Secondo il nostro socio, la risposta più interessante la stanno dando i bambini, che si appassionano nel manipolare sezioni di piccoli rami e rotelle di legno, dimenticando, per la durata del laboratorio, il cellulare.

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