Maturità 2026, intelligenza artificiale e futuro: la lezione profetica di Gianni Rodari e il ruolo di AMUSE

Tra scuola, innovazione e cittadinanza attiva, una riflessione della nostra Vice Presidente Katia Mammola su cosa significa davvero “imparare” oggi e il ruolo concreto di AMUSE con gli studenti del II Municipio!

L’esame di maturità continua a rappresentare uno dei principali riti di passaggio della società italiana. Nel 2026 saranno circa 527.600 gli studenti chiamati ad affrontare le prove finali del secondo ciclo di istruzione, tra candidati interni ed esterni, con i licei ancora in testa per numero di maturandi. Per molti giovani non si tratta soltanto di un esame, ma del primo vero confronto con il proprio futuro.

Non sorprende, dunque, che tra i temi più accreditati per la prima prova di italiano compaiano questioni legate all’intelligenza artificiale, alla trasformazione del lavoro e alle nuove sfide tecnologiche. Un insieme di cambiamenti che sta ridefinendo il rapporto tra uomo, conoscenza e innovazione.

In questo scenario si rivela sorprendentemente attuale la voce di Gianni Rodari, che già decenni fa aveva intuito alcuni dei dilemmi oggi al centro del dibattito pubblico.

Una fiaba che anticipa l’intelligenza artificiale

Nel 1967, quando i computer erano ancora lontani dall’uso quotidiano, Rodari pubblica su Il Pioniere il racconto “La macchina per fare i compiti”. A prima vista una fiaba per ragazzi, ma in realtà una potente metafora sul rapporto tra tecnologia e pensiero umano.

La storia racconta l’arrivo di un misterioso omino che propone a una famiglia una macchina capace di svolgere automaticamente compiti, temi e problemi di geografia. “In cambio della macchina non voglio denari. Voglio il cervello del vostro bambino, dice l’omino.

“ Ma siete matto?” – esclama il babbo.
– State a sentire, signore – dice l’omino, sorridendo. – Se i compiti glieli fa la macchina, a che cosa gli serve il cervello?

Il bambino accetta, ma subito dopo si ritrova svuotato della propria identità: “Com’ero leggero, senza cervello! Tanto leggero che mi metto a volare per la stanza e rischio di volare giù dalla finestra.  Bisognerà tenerlo in gabbia, adesso – spiega l’ometto. Non ha più cervello… Se lo lasciate andare in giro, volerà nei boschi come un uccellino, e in pochi giorni morirà di fame!
Il babbo mi rinchiude in una gabbia, come un canarino. La gabbia è piccola, stretta, non mi posso muovere. Le stecche mi stringono, mi stringono tanto che…..

Nella narrazione, il protagonista perde progressivamente autonomia, libertà e persino la possibilità di vivere normalmente. Dietro il tono surreale e giocoso, Rodari costruisce una riflessione lucida: delegare completamente il pensiero alle macchine significa rischiare di indebolire le proprie capacità cognitive e rinunciare al pensiero critico.

A quasi sessant’anni di distanza, la fiaba sembra parlare direttamente agli studenti che oggi utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per studiare, scrivere o risolvere problemi. Non una condanna della tecnologia, ma un invito a non trasformarla in sostituto dell’intelligenza umana.

Maturità, conoscenza e nuove competenze

L’esame di maturità, nella sua evoluzione più recente, punta sempre più a valorizzare competenze, capacità di ragionamento e collegamenti interdisciplinari, riducendo il peso della mera memorizzazione. Il colloquio orale resta la prova più temuta, perché richiede agli studenti di argomentare e costruire connessioni tra saperi diversi.

Ma la maturità non è solo un traguardo scolastico: è anche l’ingresso in un mondo del lavoro in rapido cambiamento, segnato da nuove opportunità nei settori digitali e tecnologici, ma anche da precarietà, disuguaglianze e necessità di formazione continua. In questo contesto, il diploma non basta più: servono competenze digitali, conoscenza delle lingue straniere, capacità relazionali e attitudine all’apprendimento permanente.

L’intelligenza artificiale rende questo scenario ancora più evidente, trasformando professioni esistenti e creando nuovi modelli di lavoro in cui umano e macchina collaborano sempre più strettamente.

La maturità 2026 si muove dunque tra tradizione e cambiamento: da un lato la verifica finale del percorso scolastico, dall’altro il primo confronto con un mondo in continua trasformazione.

La lezione di Gianni Rodari resta centrale: la vera sfida del presente è continuare a sviluppare creatività, giudizio critico e autonomia di pensiero, competenze che nessuna macchina può rimpiazzare. Sapere aude. Abbi il coraggio di conoscere.

Il ruolo di AMUSE – Dieci anni accanto alle scuole

Da oltre dieci anni AMUSE opera nelle scuole del territorio romano promuovendo progetti di educazione civica, valorizzazione del patrimonio culturale, inclusione sociale e cittadinanza attiva.

Un impegno costante che ha coinvolto centinaia di studenti, docenti e famiglie attraverso percorsi didattici innovativi, visite guidate, laboratori e attività di conoscenza del territorio. L’obiettivo è sempre stato quello di trasformare il patrimonio storico, artistico, scientifico e ambientale in uno strumento concreto di crescita personale e collettiva.

Il valore di questo percorso è stato recentemente riconosciuto anche dalle istituzioni del Municipio Roma II. Nella fotografia allegata è documentato il conferimento di un attestato di ringraziamento ad Andrea Ventura, Presidente di AMUSE, per la partecipazione al progetto “Scoprire il Municipio II di Roma”, realizzato in collaborazione con gli istituti scolastici del territorio e con il Consiglio del Municipio Roma II. In particolare, il riconoscimento è legato alla realizzazione della “Guida turistica per fasce d’età 6/10 anni e 11/14 anni”, uno strumento educativo pensato per avvicinare le nuove generazioni alla conoscenza del proprio territorio attraverso linguaggi accessibili e inclusivi.

Questo riconoscimento rappresenta non soltanto un traguardo istituzionale, ma la conferma di una visione educativa che da anni pone al centro i giovani come protagonisti attivi della valorizzazione culturale.

La collaborazione con la LUISS: sostenibilità culturale e inclusione

Negli ultimi anni AMUSE ha inoltre sviluppato importanti collaborazioni con il mondo accademico, in particolare con la LUISS, affrontando temi strategici per il futuro delle nuove generazioni.

I percorsi condivisi hanno approfondito il concetto di sostenibilità culturale, intesa come capacità di preservare, valorizzare e rendere accessibile il patrimonio materiale e immateriale alle comunità contemporanee e future. Parallelamente, sono stati affrontati i temi dell’inclusione sociale, della partecipazione civica e dell’accessibilità culturale, con l’obiettivo di costruire modelli di sviluppo capaci di non lasciare indietro nessuno.

La collaborazione tra associazionismo, scuola e università rappresenta oggi un laboratorio concreto di innovazione educativa, nel quale la cultura non viene considerata soltanto un patrimonio da conservare, ma una leva per generare coesione sociale, opportunità e sviluppo sostenibile.

Cultura, territorio e futuro

È in questo quadro che si inserisce l’attività dell’area Conoscenza e Promozione di AMUSE, attraverso iniziative rivolte alle scuole e alla cittadinanza, comprese le attività di Roma2Pass e i percorsi dedicati alla scoperta del patrimonio culturale, ambientale e scientifico del territorio.

In un’epoca in cui le informazioni sono immediatamente accessibili e l’intelligenza artificiale può produrre contenuti in pochi secondi, la vera sfida non è accumulare dati, ma saperli interpretare, verificare e trasformare in conoscenza.

È questa la competenza che la scuola è chiamata a rafforzare e che iniziative come quelle promosse da AMUSE, contribuiscono a coltivare quotidianamente: formare cittadini curiosi, responsabili, consapevoli e capaci di affrontare il futuro con spirito critico, apertura mentale e senso di comunità.

Perché il futuro non appartiene a chi delega il proprio pensiero alle macchine, ma a chi sa utilizzare l’innovazione senza rinunciare alla propria umanità.

Katia Mammola

Condividi: