Martedì 11 dicembre a Villa Glori, il Parco della Rimembranza di de Vico

Martedì 11 dicembre alle 18 nel Teatro della CARITAS di Villa Glori, in occasione del Brindisi di Natale di AMUSE, Alessandro Cremona ci parlerà di Raffaele de Vico, l’architetto che più ha segnato il verde pubblico di Roma dai primi anni del novecento fino all’inizio degli anni sessanta, progettando e realizzando una parte consistente dei parchi e dei giardini pubblici della capitale.
De Vico, che il nipote, l’architetto Massimo de Vico Fallani, ha definito in una monografia dedicata al nonno, il “giardiniere di Roma”, è stato il protagonista assoluto del patrimonio di aree a verde che ancora oggi caratterizza la città. La sua attenzione fu diretta non solo agli aspetti paesaggistici e urbanistici della pianificazione degli spazi aperti, ma anche alle esigenze dettate dal contesto in cui esse vennero commissionate.
Dalle sue opere emerge l’evoluzione delle funzioni del verde pubblico, finalizzato non solo a soddisfare le esigenze ricreative della popolazione ma anche a dotare la città di luoghi celebrativi, commemorativi e simbolici o ad accompagnare i grandi progetti di sviluppo edilizio che segnano le trasformazioni di vaste zone della città, sia nel centro storico che nelle aree di espansione periferica.

Nato a Penne, in Abruzzo, nel 1881, de Vico divenne consulente artistico del Comune di Roma alla metà degli anni ’20, pur continuando a svolgere la libera professione e ad insegnare architettura all’Accademia di Belle Arti. Le notizie sulla sua formazione, da quella scolastica nella sezione agrimensura dell’Istituto Tecnico di Chieti a quella di architetto, consentono di comprendere la peculiarità della sua figura e la valenza particolare di questo personaggio, dotato di grande competenza tecnica ma anche di indiscutibili doti artistiche che lo pongono tra i creatori di maggior rilievo dell’immagine pubblica di Roma. Egli si ispirò ai principi dell’ambientismo, ovvero a quel modo di intendere la progettazione della città che invita a considerare il contesto nel quale si intendono immettere nuove strutture e nuovi spazi. Anche la scelta delle specie vegetali e delle essenze, secondo questo orientamento, deve rispettare e adeguarsi ai luoghi e derivare pertanto dallo studio delle tradizioni e delle testimonianze delle epoche passate.
I suoi progetti non riguardarono solo la sistemazione delle aree a verde ma anche le opere che de Vico realizzò in qualità di architetto tra gli anni ’20 e gli anni ’50: dal Parco del Colle Oppio al Teatro romano restaurato di Ostia Antica, dalle Esedre arboree di piazza Venezia al Serbatoio idrico di via Eleniana, dal Giardino del Museo Mussolini (oggi Giardino Caffarelli dei Musei Capitolini) alla Fontana-Giardino di Piazza Mazzini, dal serbatoio d’Acqua di Villa Umberto (Villa Borghese) al Parco della Rimembranza a Villa Glori dedicato alla memoria dei Fratelli Cairoli e dei caduti romani della Prima Guerra mondiale e al Monumento Ossario ai Caduti della Grande Guerra al Verano, dall’Accademia di Belle Arti a Valle Giulia al Parco di Monte Mario.
De Vico realizzò inoltre la sistemazione delle aree verdi di viale Mazzini, l’ampliamento del Giardino Zoologico, il Parco Centrale e la Grande Cascata dell’EUR, il Giardino di Santa Sabina (detto degli aranci), Parco degli Scipioni, tra via di Porta San Sebastiano e via di porta Latina, l’allestimento di Villa Paganini, il ripristino del semenzaio di San Sisto Vecchio, sede dell’ufficio comunale per le aree verdi e grande vivaio di piante ornamentali.
Lavorò anche per alcuni committenti privati: suoi sono i giardini di Villa Igliori a Ronciglione (Viterbo), Villa Acerbo a Caprara d’Abruzzo presso Chieti, Villa Alfano sull’Appia Antica a Roma, il giardino della villa di Umberto Palazzetti a Roma, Villa Cecilia Pia sull’Appia Pignatelli a Roma e progettò il Giardino romano al Valentino realizzato dalla città di Roma in occasione della grande Esposizione Internazionale di Torino del 1928.
De Vico muore a Roma nel 1969, lasciando un patrimonio che oggi, come si evidenzia nel capitolo finale, mostra evidenti condizioni di degrado, sia dal punto di vista della manutenzione come Villa Paganini, il Parco Virgigliano, il Parco Cestio (ora Parco della Resistenza) che della perdita, per interventi di trasformazione, dell’identità originale come il Parco del Testaccio, il complesso a verde di Monte Sacro, il Giardino del Castello di Giulio II a Ostia Antica.

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