Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcune riflessioni della nostra Socia Katia Mammola in occasione dell’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia ed anche alle iniziative di AMUSE collegate.
Ottant’anni fa, il 2 giugno del 1946, per la prima volta, donne e uomini votarono insieme nel referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente.
L’Italia visse uno dei passaggi più alti e solenni della sua storia: un semplice gesto, una scheda deposta nell’urna, segnò la nascita di una Repubblica fondata sulla partecipazione di tutti. Con il suffragio universale, la democrazia italiana divenne inclusiva, paritaria, condivisa: dunque, compiuta.
Il voto alle donne fu il riconoscimento di un contributo già dato da migliaia di donne alla storia del Paese: nella Resistenza, nel lavoro, nella vita sociale e culturale.
Da quel momento, la Costituzione non sarebbe stata soltanto una Carta scritta, ma il patto vivo tra cittadini uguali in dignità e diritti.
In questo lungo, ed ancora lungo cammino, figure come Maria Montessori avevano già indicato la strada: educare alla libertà e formare persone autonome, consapevoli, capaci di partecipare alla vita collettiva. Perché la democrazia non nasce soltanto nelle istituzioni, ma esiste ancor prima nella coscienza e nel ‘sentire’ dei cittadini.
Solo qualche giorno addietro la nostra Associazione ha dedicato un incontro alla socia di AMUSE, Giovanna Alatri ed al suo libro “Maria Montessori e gli uomini” : voglio ringraziare ancora una volta Giovanna, il suo Editore, Leonardo De Sanctis e il Prof. Benedetto Scoppola, Presidente dell’Opera Nazionale Montessori, per averci offerto – attraverso i molteplici aspetti di una vita eccezionale- “la storia di un’epoca, ancora contrassegnata da profonde diseguaglianze sociali, da una morale patriarcale, da etiche sessuali conformiste, da innumerevoli ostacoli legislativi e di costume che costringevano le donne in ruoli socialmente marginali”
A breve, mentre celebriamo l’ottantesimo anniversario del suffragio universale, saremo chiamati a rinnovare quello stesso impegno. Ogni appuntamento elettorale, ogni referendum, ci ricordano che la sovranità appartiene al popolo e che la Costituzione vive solo se ciascuno di noi la rende concreta con il proprio voto.
La cittadinanza attiva è il cuore della Repubblica. Partecipare significa custodire la libertà conquistata, onorare la storia di chi ha lottato per includere tutti nel diritto di scegliere e assumersi la responsabilità delle decisioni che plasmano il nostro futuro comune.
Celebrare ottant’anni di suffragio universale non è soltanto ricordare il passato: è riaffermare, oggi, che la democrazia è un bene vivo, fragile e prezioso, che chiede consapevolezza, partecipazione e coraggio.
Katia Mammola

